Creativitiles è una mostra di prodotto ideata e progettata da Interpromex per sottolineare la grande varietà di prodotti proposti dalle aziende di ceramica e per dimostrare come i prodotti disponibili siano in grado di esprimere al meglio ogni atmosfera che un architetto e un interior designer vuole ottenere. Pertanto invece che creare ambienti di fantasia, abbiamo scelto di usare progetti di "architettura emozionale" già esistenti: alcuni quadri famosi.

Citando il professor Riccomini: "E i luoghi dell’abitare, del vivere comune riflettono, sulle lustre superfici ceramiche, la storia stessa della nostra passione per il figurare: muri e pareti divengono quadri"

 

SCHEDA ATTIVITÀ SVOLTA:

- ideazione concept

- ideazione progetto

- progettazione exhibit design

- naming e head line

- coordinamento aziende partecipanti

- coordinamento fornitori e allestimento

- proggetto grafico

- stampati promozionali e poster

- servizio fotografico

 

 

il parere del critico:

SCENE IN CERAMICA di Eugenio Riccòmini

 

L’occhio non riposa mai; non ha un attimo di tregua, attratto com’è, e quasi calamitato da immagini colorate e verosimili (e spesso famigliari: da Hayez a Degas, da Modigliani a Klimt; e c’è perfino Morandi, che avrebbe aggrottato le ciglia, perplesso); che abitano il nostro stesso spazio, all’interno di edifici pubblici o privati, o dilagano nelle zone aperte d’una corte, d’una piazza. Sono, queste figurazioni, inattesi approdi del congiungersi d’una tecnica affinata ed elaborata in tempi recenti, e che però non rifiuta un’esperienza manuale ch’è vecchia di secoli, e che porta con sé il suo profumo di antica bravura, di destrezza ammirevole.

 

Tutto in ceramica, poi. Ch’è un materiale del tutto insolito per questi fini. La ceramica, infatti, è stata da tempo associata, nell’abitudine comune, a luoghi lindi e asettici: dalle stanze da bagno alle cucine, fino alle sale chirurgiche e ospedaliere.

E compare, perlopiù, priva di colori squillanti, e anzi quasi sempre d’un mortificante candore. Abbiamo tutti dimenticato, nei tempi dell’efficienza e della modernità monocroma, che gli uomini hanno sempre rivestito di colore ogni luogo delle proprie dimore, ogni momento del loro vivere. Ce ne accorgiamo, un poco, solo sfogliando gli atlanti di storia dell’arte. E vi si vede, con qualche stupore, che le ville romane d’età imperiale, ovunque entro quei vastissimi confini, avevano pavimenti figurati a mosaico; e la gente camminava in sandali sulle storie mitiche degli dei dell’Olimpo, o sulle avventure marinare di Ulisse. Per non dire che, in alzato, le pareti d’ogni sala termale, d’ogni aula senatoria, splendevano dei colori del porfido, del lapislazzulo, dei marmi verdi africani.

E così, dopo il disfarsi di quella civiltà, il testimone passò ai popoli usciti dai deserti inospitali d’Arabia, che scesi dai loro cavalli o cammelli, stupivano alla colorata imponenza delle residenze sia bizantine che persiane. E si diedero subito a mutar vita e costumi, costruendo palazzi e ville e terme piacevolissime, mettendo all’opera soprattutto gli abilissimi ceramisti di Persia, di Mesopotamia; Baghdad divenne la nuova Roma, e ogni residenza provinciale di amministratore arabo, e poi turco o persiano o mongolo, iniziò a risplendere dei colori più squisiti, più preziosi.

 

Qui, ora, in queste sedici composizioni sceniche, s’avverte subito un senso di sorpresa, e come di spiazzamento. Perché la ceramica, come s’è detto, richiama alla mente immagini di lindore e di efficienza: tanto che, come tutti sappiamo, appunto di ceramica sono rivestiti i missili che ogni tanto inviamo a fare solletico al cielo.

Ma qui, ecco, gli artisti hanno ripreso in mano le redini. E i luoghi dell’abitare, del vivere comune riflettono, sulle lustre superfici ceramiche, la storia stessa della nostra passione per il figurare: muri e pareti divengono quadri; scene perfino consuete e anche diffusissime, e quindi non estranee al nostro anche esiguo sapere d’arte, si riflettono e proiettano tutt’attorno a noi, e ci divengono amiche.

Sono frammenti dell’immenso nostro museo immaginario che dal museo escono, e vengono a far parte della nostra vita quotidiana.

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